GENOVA, MERCOLEDI' 30 SETTEMBRE: IL PARTIGIANO GIOTTO FESTEGGIA 95 ANNI E PRESENTA IL SUO NUOVO LIBRO
Domenica venti settembre, il partigiano Giotto – al secolo Giordano Bruschi – compie novantacinque anni: per festeggiare degnamente l’avvenimento, la fondazione Diesse decide di presentare il suo nuovo libro, “Il mio novecento” (edizioni Il Canneto, 2020, pagine 173, Euro 15,00).

Lo fa il successivo mercoledì trenta, in piazzetta Mauro Rostagno: uno slargo attiguo ai giardini Luzzati, un luogo di aggregazione situato a pochi passi da piazza delle Erbe, in pieno centro storico cittadino.
Al tavolo della presidenza si trovano, oltre all’ex combattente per la libertà: Giuseppe Pericu, sindaco di Genova negli anni novanta, e l’ex assessore regionale alla Sanità, presidente del gruppo organizzatore, Claudio Montaldo.
Confusi tra le decine di presenti si possono notare, inoltre: Alberto Pandolfo, segretario provinciale del Partito Democratico, e Mario Tullo, ex deputato della stessa formazione politica; è inoltre presente una delegazione del Partito Comunista.
L’incontro inizia alle ore 17:35 con le parole del Montaldo che ricorda il suo passato comune - sia nel sindacato sia nel Partito Comunista Italiano - con l’autore dell'opera, nonché lo spirito unitario che lo ha sempre contraddistinto anche dopo che le strade si sono divise all’atto della fine della formazione con sede in salita San Leonardo.
Subito dopo il microfono passa al già citato Tullo che legge il saluto che Aldo Tortorella – ex direttore dell’edizione genovese del quotidiano l’Unità – rivolge all’ex giornalista dell’emittente televisiva Telecittà, anch’egli ricordando la tensione unitaria che lo ha sempre caratterizzato.
L’intervento successivo è affidato a Maria Pia Scandolo, che sostituisce Igor Magni, segretario generale della Cgil-Camera del Lavoro: costei legge il testo di quello che avrebbe dovuto essere il suo intervento, se non fosse stato impossibilitato a partecipare.
A seguire tocca a Pericu, primo cittadino del capoluogo ligure per dieci anni, dal 30 novembre 1997 al 28 maggio 2007: in prima battuta egli mostra la propria ammirazione per i numerosi interessi che l’ex sindacalista dei marittimi continua a coltivare ancora oggi, e per la sua formidabile memoria.
Subito dopo gli dà atto di essere stato uno dei primi a comprendere a pieno l’importanza della comunicazione, per poi ricordare anch’egli lo spirito unitario che ha sempre caratterizzato, anche nei difficili momenti delle discussioni durante il suo mandato, quando il suo interlocutore era il responsabile politico locale di Rifondazione.
Per concludere prende la parola Giotto, che inizia dicendosi commosso per tutti gli apprezzamenti ricevuti da chi lo ha preceduto, ed in particolare da Pericu che ne ha ricordato alcuni aneddoti.
Successivamente afferma di avere avuto la fortuna di vivere gran parte del novecento, e di aver avuto la possibilità di attraversarlo facendo tante cose a cominciare dalla Resistenza e dalla militanza nelle Cgil, la cui prima tessera è datata 1944.
Quindi ricorda che i suoi principali maestri sono stati due socialisti: Fernando Santi, «socialista riformista, ma a suo modo rivoluzionario», e Giacomo Brodolini che partecipò – il 5 aprile 1959 – al congresso fondativo della Federazione Italiana Lavoratori Marittimi della Cgil, una realtà che all’epoca contava 159 iscritti e nel tempo raggiungerà un massimo di tredicimila tesserati.
In conclusione di intervento, dopo aver ammesso alcuni errori fatti in passato, Bruschi passa alle proposte per il futuro: in particolare propugna l’organizzazione di una grande assemblea – che coinvolga non soltanto i partiti ma anche le associazioni e la così detta società civile – per provare a rilanciare una sinistra che sia capace di avere un progetto per la città che le permetta di tornare a vincere.
Bosio (Al), 02 ottobre 2020
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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